Essere donna oggi

Certe donne non sono fatte per essere domate, forse hanno bisogno di restare libere finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre.”

La donna libera, forte, indipendente, ma alla ricerca del grande amore, rappresentata da Carrie Bradshaw in Sex and The City, mostra ancora oggi un modello femminile a cui ispirarsi, sia per l’onestà con cui parla delle proprie emozioni e desideri, sia perché rimane romantica, sentimentale.

Le sue parole ci rimandano alla Donna di oggi, una persona che, prima di tutto, si sente libera, o cerca di esserlo, alla ricerca di una gratificazione sia come madre che come professionista.

Nella società occidentale, rispetto al passato, i cambiamenti culturali hanno portato ad un allentamento di ciò che Pasini (2014) definisce Prigione Esterna, ovvero teatro di regole e convenzioni sociali a cui la donna era costretta in ruoli predeterminati e non liberamente scelti: figlia, moglie, madre ed infine nonna, volta alla cura della casa, del marito e della prole. L’autonomia culturale e finanziaria permette sempre più di svincolarsi da ciò, favorendo nella donna l’indipendenza e la libera scelta. Una giovane donna oggi può decidere di essere madre o lavoratrice, oppure madre e lavoratrice. L’affermazione personale e sociale, o la sua ricerca,  spesso va di pari passo a quella di una vita di coppia e sessuale appagante.

Detto così, sembrerebbe tutto perfetto. Oltre che con la società le donne si confrontano quotidianamente con una serie di Prigioni Interiori, ovvero i principi ricevuti attraverso l’educazione, che invece di essere valide guide per la vita, spesso sono vincoli pesanti e fuori tempo che, anche se non direttamente, impongono alla donna di adeguarsi alle aspettative altrui (Pasini, 2014). Ad esempio, non puoi essere una buona madre se lavori oppure non puoi avere una vita soddisfacente se non fai figli.

Credenze, principi e norme spesso rigide che impongono vincoli e perfezione, verso i quali la donna si confronta con molta fatica nella sua crescita e formazione. Affrontare o prendere consapevolezza di tali imposizioni non è semplice, implica fatica e spesso una ridefinizione della propria prospettiva, ma l’alternativa è sottomettersi ad esse, rinunciando a sé ed ai propri desideri, cercando una pseudo-sicurezza ad un costo molto elevato.

Nonostante la diversità che ogni donna porta con sé e la presenza più o meno marcata di prigioni interne o esterne, la sessualità ha assunto un ruolo sempre più importante rispetto al passato, non più unicamente finalizzata alla procreazione, ma al piacere, al benessere.

Il diritto al piacere non è più un mero strumento maschile, ma ciò non toglie che le prigioni sopracitate, interne ed esterne, esercitino ancora, talvolta in modo preponderante, la loro influenza. Pasini mostra come sono ancora molte le donne che scontano a livello sessuale la frattura tra desideri ed aspettative legittimi da una parte, e regole e convenzioni dall’altra. Il timore nel godere della libertà acquisita, secondo l’autore, le porta a:

  • Rinunciare ai propri desideri;
  • Conformarsi;
  • Essere generose nei confronti di chi non lo merita (famiglia, coppia, amicizie, lavoro).

Questo poiché essere libere comporta un rischio: le donne libere non trovano rifugio nelle sicurezze date dalle credenze, dalle ideologie e dalle abitudini. Chi non riesce a sopportarlo vi si nasconde, rinunciando purtroppo ad una dimensione importante di vita.

Ogni donna dovrebbe vivere la sua storia come protagonista, abbattendo o limando, per rendere più sostenibili, le inferriate delle proprie prigioni interne ed esterne che la affliggono.

Bibliografia
Pasini, W. (2014). Libere e a volte sfrontate: tutte le sfumature della sessualità femminile. Edizioni Mondadori.