La sessualità ai tempi del coronavirus.

Gli italiani che in questo periodo stanno bene, per cercare di gestire lo stress legato all’isolamento ed alle restrizioni, si sono dilettati nella cucina, nello sport, nel giardinaggio, nella cura della casa.  Quanti però stanno dedicando tempo per coltivare la passione e l’intimità? Lo stress a cui siamo quotidianamente sottoposti, rischia di farci dimenticare la dimensione legata al piacere. Coronavirus a parte, le persone cronicamente stressate non hanno voglia di far l’amore.

Lo stress incide fortemente sulla sessualità. Dal punto di vista fisico, se eccessivo e cronico, comporta l’aumento persistente di due ormoni definiti “antisessuali” per eccellenza, ovvero adrenalina e cortisolo. Quando siamo fortemente stressati, ad esempio a causa del lavoro, dei conflitti familiari o come in questo caso della pandemia in corso, tendiamo a non avere più voglia di dedicare del tempo alla sessualità ed all’amore, sia che siamo single o in coppia.

Vivendo a stretto contatto e con rare possibilità di ritagliarsi i propri spazi, le coppie ai tempi del Coronavirus rischiano di deflagrare. Il grande rischio è di lasciarsi sopraffare dalle emozioni negative, dalla rabbia e dall’impotenza, generando una spirale negativa che purtroppo rischia di non terminare con la fine della quarantena. In un contesto sociale dove un elevato numero di partner “subisce” l’assenza di sessualità all’interno della coppia, il forzato isolamento può essere una vera e propria occasione per ritrovarsi e riscoprire se stessi e l’altro. Recenti ricerche mostrano come il sesso sia l’ingrediente generalmente mancante nelle coppie che stanno insieme da circa cinque anni. Si stima come un numero importante di coppie giovani Under 50 (circa il 35%) viva un grave disagio emotivo che porti ad un effettivo calo del desiderio, caratterizzato da una vita sessuale assente o sporadica.

Sta come sempre a noi decidere se e come cambiare le cose, cercando nuove prospettive da cui trarre spunto. In base alle norme sanitarie vigenti la sessualità può essere inclusa nella nostra quotidianità, con alcune accortezze:

Se uno dei partner è positivo oppure è a rischio o presenta sintomi è necessario rispettare la distanza di sicurezza ed evitare di dormire insieme. Tuttavia nulla è perduto, possiamo utilizzare, anche attraverso la tecnologia, il dialogo e la condivisione per raccontarci i nostri desideri, scoprire cos’è cambiato di noi ed all’interno della coppia. La coppia per ripartire può e deve farlo dalla comunicazione, anche rispetto le fantasie o i gusti sessuali. Ricordiamoci sempre che parlare di sessualità significa parlare di corpo, mente ed emozioni; dimensioni imprescindibili per il nostro benessere.

Se nessun partner è positivo, a rischio o presenta sintomi è una buona occasione per riscoprirsi attraverso il dialogo e le carezze. I gusti e le preferenze sessuali possono cambiare con il tempo, e purtroppo non è uso comune condividere tali desideri. Riprendere il dialogo interrotto sotto le lenzuola è un “dovere” per chi sta bene e lo desidera, significa onorare la vita, anche perché no con l’uso di sex toys. La presenza di figli può complicare un po’ le cose, ma nulla è perduto. Molti genitori ad esempio faticano a chiudere letteralmente la porta della loro stanza da letto, elemento essenziale per potersi ritagliare tempo e spazio per l’intimità. Avere dei figli implica necessariamente rivedere le proprie abitudini, ma allo stesso tempo non significa rinunciare alla propria coppia.

Per le coppie che vivono l’isolamento a distanza e per le persone single, l’uso consapevole e rispettoso della tecnologia attraverso ad esempio il sexting, può diventare invece un vero e proprio elemento vicario della sessualità.

La sessualità ai tempi del coronavirus può essere una rara occasione per sviluppare un atteggiamento di consapevolezza rispetto a quali possono essere i desideri, bisogni e limiti sia per me stessi che per la mia coppia. In un periodo dove il dolore e la sofferenza la fanno da padrone, la sessualità, esperita in pieno consenso e rispetto, ci fa rimanere vivi.

Intersessualità: facciamo chiarezza

Chi sono gli Intersessuali? Innanzitutto sono persone, non dimentichiamolo mai.  Persone nate con caratteri sessuali che non rientrano nel binarismo tra corpo maschile e corpo femminile. Quando parliamo di intersessualità facciamo riferimento ad un  “termine ombrello” che comprende diverse variazioni fisiche riguardanti elementi del corpo considerati “sessuati” come cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali e le caratteristiche somatiche secondarie del genere (ad esempio barba e peli). Molti intersessuali non vivono apertamente la loro situazione, perciò è complesso dare una stima della popolazione, tuttavia secondo gli esperti circa il 2% della popolazione nasce con tratti intersessuati, una stima simile al numero di persone con i capelli rossi.

Essere una persona intersessuale non significa avere una malattia. Sono davvero rari i casi in cui l’intersessualità rappresenta un rischio per la salute, tuttavia la sua scoperta può comportare una forte medicalizzazione alla nascita, dovuta alle richieste della società ed al concetto di genere binario (essere maschio – essere femmina) imposto nella nostra cultura. Chiunque differisca dalla classica distinzione uomo/donna cui tutti noi siamo in qualche maniera “educati” a pensare, viene generalmente – purtroppo – guardato con paura e sospetto. In molti casi, i bambini intersessuali subiscono precocemente interventi chirurgici per “correggere” il problema. Operazioni che, almeno dal punto di vista estetico, puntano a conferire un’identità sessuale decisa da genitori e/o clinici, ma priva del libero consenso dei diretti interessati.

L’intersessualità non è un orientamento sessuale. Questo significa che, come tutti gli esseri umani, le persone intersessuali possono essere eterosessuali, omosessuali, bisessuali, pansessuali, monogame, poli-amorose, asessuali, o qualsiasi altro orientamento sessuale. Tuttavia sia a causa dello stigma subito che della frequente medicalizzazione, possono impiegare più tempo ad avere una vita sessuale soddisfacente oltre che a percepire più ostacoli rispetto al loro cammino identitario. L’intersessualità infatti non è  un’identità di genere. Le persone intersessuali, come tutti, possono essere cis-gender (ovvero a proprio agio con il genere a loro assegnato alla nascita) o transgender (avere una identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita). L’attenzione spesso morbosa posta verso la loro identità di genere nell’infanzia può ostacolare il loro percorso identitario, soprattutto nel caso in cui vogliano cambiare la loro assegnazione di genere.

In conclusione l’intersessualità si snoda lungo un continuum individuale ricco di sfaccettature, colori, vissuti, emozioni e dimensioni differenti, caratteristiche tipiche di ognuno di noi a prescindere che i nostri caratteri sessuali siano definiti come femminili o maschili.

 

Cibo, Amore e Sessualità

Pubblicato sul Giornale Online L’Araldo

25 Ottobre 2019

Quando si riflette sui legami tra alimentazione e sessualità, spesso si finisce a parlare di afrodisiaci: una mera banalizzazione, oppure un tentativo per non vedere che le radici di questo rapporto risiedono nell’inconscio di tutti noi. Cibo e sesso vivono accoppiati nel cuore e nella pancia, non solo nella nostra testa. Passiamo circa quindici anni della nostra esistenza da svegli a mangiare, ci mettiamo a tavola in media centomila volte nel corso della nostra vita. Spiacevole da affermare ed impossibile da calcolare, all’erotismo purtroppo non dedichiamo lo stesso tempo. Tanto diversa è la frequenza con cui ci interessiamo a cibo e sesso, quanto misterioso è il loro legame nel nostro immaginario.

Sebbene generalmente la loro relazione venga vista in termini di trasgressione e fisicità, pochi sanno che il compito principale che affidiamo all’alimentazione ed alla sessualità è la mediazione dei sentimenti. Questo legame permette di apprendere e regolare le emozioni, tra cui rabbia, noia, gioia e tristezza. Prendendo ad esempio le prime esperienze di vita, attraverso il seno, la madre non da solo il latte al bambino, ma mostra una delle prime manifestazioni del suo amore.

Cibo e sesso sono inoltre legati dall’aspetto simbolico della socialità, poiché fare l’amore, al pari del mangiare, è un modo di comunicare che trascende dal puro contatto tra i corpi, oltre che uno strumento di potere. Come tutti i comportamenti privati, anche alimentazione ed erotismo sono imbrigliati in una rete di regole sociali che hanno la funzione di istituzionalizzare, ritualizzare, canalizzare e spesso soffocare l’istinto. La richiesta di autocontrollo, impartita dalle regole sociali, è in costante oscillazione tra essere guida per favorire libertà e l’eguaglianza e/o strumento di repressione.

Amare e mangiare rappresentano infine dei piaceri intensi ed appaganti, naturali e generalmente alla portata di tutti, fondamentali per la sopravvivenza e l’evoluzione. Rispetto al rapporto di coppia poi, esso si definisce anche dal rapporto che c’è tra i partner sia a tavola che sotto le lenzuola. Sono bisogni che soddisfiamo con uguale ritmicità, anche se la frequenza è ovviamente diversa, oltre ad essere entrambi attività caratterizzate dalla sensualità.

Pensando al senso di sazietà, esso è allo stesso livello in entrambe le attività, a dimostrare che i meccanismi regolatori agiscono in entrambe le situazioni, non solo a livello di pancia ma anche nel cervello. A livello anatomico il sistema limbico, conosciuto anche come “cervello emotivo”, in modo particolare l’amigdala, è implicato, insieme all’ipotalamo, nella regolazione del comportamento alimentare, sessuale, nell’espressione delle emozioni di rabbia e paura e nel controllo della motivazione. Queste basi anatomiche spiegano la stretta relazione che intercorre tra l’atto di alimentarsi e la sfera della sessualità oltre alla forte centralità che hanno le emozioni su queste due dimensioni del comportamento umano.

In conclusione, mangiamo e facciamo l’amore per le più svariate ragioni psicologiche:

  • Per piacere;
  • Per calmare la depressione;
  • Per convivialità
  • Per tessere legami sociali e commerciali;
  • Per festeggiarci;
  • Per punirci.

Sesso e cibo possono farci bene o male, tutto dipende dal rapporto che abbiamo con queste attività/bisogni fondamentali nella nostra vita.

 

 

Bibliografia:

W. Pasini (1998), “Il cibo e l’Amore”. Arnoldo  Mondadori Editore.

Nota:

Amigdala: struttura a forma di mandorla situata nella regione rostromediale del lobo temporale, fa parte del sistema limbico. Tra le sue funzioni processa tutto ciò che ha a che vedere con le nostre reazioni emotive ed integra le emozioni con i modelli di risposta corrispondenti a livello fisiologico e comportamentale.

Ipotalamo: struttura cerebrale facente parte del sistema limbico che, tra le varie sue funzioni, organizza i comportamenti più importanti legati alla sopravvivenza della specie: lotta, alimentazione, fuga e riproduzione.

 

QUELLO CHE LE DONNE (NON) DICONO

Articolo pubblicato sul giornale online L’Araldo

“Un giorno Zeus ed Era si trovarono divisi da una controversia: chi potesse provare in amore più piacere: l’uomo o la donna. 

Non riuscendo a giungere a una conclusione, poiché Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sosteneva che fosse l’uomo, decisero di chiamare in causa Tiresia, considerato l’unico che avrebbe potuto risolvere la disputa essendo stato sia uomo sia donna. Interpellato dagli dei, rispose che il piacere sessuale si compone di dieci parti: l’uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo.

La dea Era, infuriata perché l’indovino aveva svelato un tale segreto, lo fece diventare cieco, ma Zeus, per ricompensarlo del danno subito, gli diede la facoltà di prevedere il futuro e il dono di vivere per sette generazioni.”

L’orgasmo ed il piacere femminile, in tutte le loro sfaccettature, sono oggetto di curiosità, soprattutto maschile, sin dai tempi antichi. Tuttavia, com’è fatto un orgasmo femminile? Mentre gli uomini tendono a concepirlo come fortemente somigliante al proprio, per rassicurarsi nei confronti dell’ignoto, le donne spesso faticano a descriverlo, in quanto rappresentativo della serenità, potenza ed intensità femminile. Nel 2004 viene definito dagli studiosi come “Picco di sensazione di intenso piacere transitorio e variabile in grado di creare un alterato strato di coscienza, che comporta l’induzione di uno stato di benessere e soddisfazione”. Prestiamo la dovuta attenzione alla parola “variabile”: ogni donna sperimenta modalità, intensità di orgasmo differenti, che possono mutare nel corso della vita. L’orgasmo nella donna è estremamente vario: c’è chi ride, chi urla, chi piange, chi non dice una parola, etc. Non c’è un’unica modalità nel viverlo, ma tante sfaccettature e significati differenti. Gli studiosi hanno individuato come, a livello individuale, l’orgasmo consente di scaricare l’eccitazione e vivere uno stato di equilibrio e di benessere; la donna si percepisce come tale, al di la della sua capacità riproduttiva, poiché esso è svincolato dalla maternità. A livello relazionale invece, è un indice della qualità del rapporto di coppia; non solo sinonimo di benessere mentale e relazionale, ma soprattutto Il/la partner trae dall’orgasmo femminile un’importante conferma della propria seduttività, della propria capacità di suscitare il desiderio – fisico ed emotivo –e di soddisfarlo.

Provare un orgasmo durante un rapporto sessuale o la masturbazione, non è semplice per la donna. Per poter avere un buon orgasmo, necessita di condizioni emotive, mentali e fisiche favorevoli. A differenza dell’orgasmo maschile, visibile e facilmente verificabile, il piacere femminile è facilmente simulabile. Da sempre connotato come simbolo di unione della coppia, della bravura e potenza virile del partner soprattutto nella nostra cultura, la forte domanda di orgasmi femminili da parte dell’’uomo durante il coito ha indotto molte donne all’orgasmo simulato. La donna si impone di rendere riconoscibile l’orgasmo attraverso segnali chiari ed inequivocabili, rappresentandolo cosi come l’uomo se lo aspetta.

Infine, non possiamo tralasciare la condizione clinica, molto diffusa anche se poco conosciuta, caratterizzata dall’impossibilità o difficoltà della donna di provare un orgasmo, ovvero l’Anorgasmia. Raramente udita nel dialogo comune o confessata anche tra amiche, benché meno in  coppia, tale disfunzione si presenta nel 9% nelle donne dal 18 ai 44 anni, nel 20%  nella fascia 45/64 anni e nel 55% delle donne oltre i 65 anni. L’anorgasmia si manifesta con l’impossibilità di raggiungere l’orgasmo nonostante un’adeguata stimolazione da parte della donna o del/la partner. Possiamo distinguere tra anorgasmia:

  • Primaria, ovvero manifestarsi sin dal principio della vita sessuale;
  • Secondaria, ovvero apparire in un secondo momento (ad esempio in seguito a forte stress o traumi);
  • Situazionale, ovvero la disfunzione si manifesta con alcuni partner, mentre con  altri non si evidenzia il problema;
  • Assoluta, ovvero vi è un’impossibilità totale di provare l’orgasmo sia con la penetrazione che con la masturbazione.

È di fondamentale importanza asserire che ogni donna merita di vivere e scoprire, se lo desidera,  il proprio piacere sessuale. L’eventuale presenza di anorgasmia inoltre non passa da sola. È una condizione clinica che necessita di specialisti in sessuologia in grado di fare diagnosi in breve tempo per permettere alla donna di riscoprire il proprio piacere avendo rispetto di se stessa e della sua eventuale coppia.

Tra fantasia e desiderio, l’importanza di coltivare un immaginario sessuale

“Dimmi a che cosa stai pensando” chiese l’uomo che stava davvero facendo l’amore con me, e le sue parole avevano la stessa carica dell’azione nella mia fantasia. Poiché non avevo mai smesso di fantasticare, e dal momento in cui eravamo tanto sicuri della nostra spontaneità e corrispondenza, pensai di non dovergli nascondere ciò che mi era passato per la testa. Gli raccontai la mia fantasia. Immediatamente uscì dal letto, si infilò i pantaloni e se ne andò. (Tratto da”Il mio giardino segreto” – N. Friday, 1973)

A lungo considerate tabù, le fantasie erotiche sono presenti in ognuno di noi, in modo cosciente o meno, esplicito o meno. Il sesso sarebbe poca cosa senza quella carica di desiderio, aspettative e fantasie che lo accompagnano. Considerate come rappresentazione mentale dell’appetito sessuale (Kaplan, 1995), le fantasie erotiche alimentano la sessualità e sono fonte inesauribile di emozioni e suggestioni.

Iniziamo a porre una chiara distinzione: avere una fantasia sessuale non significa desiderare necessariamente di mettere in atto quella situazione. C’è differenza tra immaginare qualcosa e voler agire qualcosa. Ovvero, tra fantasia e desiderio c’è differenza. La fantasia sessuale rappresenta “un film” utile ad alimentare ed attivare il nostro desiderio sessuale e dunque, di conseguenza, la nostra eccitazione sessuale, ovvero a far partire la sessualità. L’immaginario erotico infatti, attraverso le fantasie sessuali, costituisce la nostra capacità di autoerotizzarci mentalmente. In altre parole, quando creiamo una fantasia sessuale (spesso involontariamente)  – come ad es. fare l’amore con uno sconosciuto – la nostra mente vive quell’immagine erotica “come se” la stessimo vivendo realmente, facendo sì che aumenti rapidamente in noi il desiderio sessuale e la conseguente eccitazione, con tutti i risvolti fisiologici ad essa correlati (es. erezione/lubrificazione).

Tuttavia, è importante comprendere che se io immagino di fare l’amore con uno sconosciuto, non necessariamente vorrei farlo nella realtà. Ecco quindi la differenza tra a ciò che appartiene alla sfera del desiderio e ciò che appartiene alla sfera della fantasia, distinzione spesso fonte di enorme confusione e sensi di colpa. La sfera del desiderio riguarda ciò che io realmente vorrei fare nella mia vita sessuale. E spesso ciò che desidero, fa anche parte delle mie fantasie, costituendo un pensiero sessualmente attivante. La sfera della fantasia sessuale o erotica invece, è costituita da immagini mentali che non necessariamente si desidera agire e che spesso sono eccitanti unicamente nella fantasia stessa. Ad esempio, le ricerche mostrano come una delle fantasie sessuali delle donne è quella di essere “prese sessualmente con la forza”. Raramente però essa corrisponde ad un reale desiderio e se agita nella realtà, viene vissuta come forma di violenza, traumatica e per nulla eccitante.

Parlarne o non parlarne con il partner? Non è obbligatorio ne sempre utile condividere il proprio immaginario, certe parti vanno tenute segrete per coltivare e vivere liberamente la propria sessualità; tuttavia condividere con il partner alcune fantasie aiuta la coppia a conoscersi ed a creare un terreno fertile per aumentare la complicità di coppia. In questo caso, spieghiamo al partner se quel che gli stiamo raccontando fa parte della sfera della fantasia, e serve dunque per giocare a fantasticare insieme, o se fa parte della sfera del desiderio, ed è quindi qualcosa che vorremmo sperimentare con lui realmente.

Coltivare un “giardino segreto” dove possiamo immaginare di fare o essere quello che vogliamo, mantenendo accesa la fiamma del desiderio, rappresenta un importante indicatore di salute psicosessuale, oltre che una possibilità per vivere una sessualità appagante.

 

ABUSI SESSUALI SUI MINORI: provare a riparare i danni

Articolo pubblicato sul giornale online L’Araldo

Mercoledì 31 Luglio, 2019

Inizia spesso sotto forma di gioco, di carezze e solo in un secondo momento passa poi alle molestie vere e proprie per arrivare infine all’atto sessuale grave. L’abuso sessuale è tra le forme di violenza più devastanti che può subire una persona, sia che essa sia un minore o un adulto. Nel caso di minori rappresenta un atto ancor più grave, che mina profondamente le basi relative alla propria sicurezza e stabilità psicologica. È un problema diffuso che sta pubblicamente emergendo sempre più spesso negli ultimi anni, nonostante sia un fenomeno da sempre esistito e non confinato a particolari strati sociali o culture. Possiamo affermare che è un tipo di abuso che “non si presenta mai da solo”, ovvero è sempre associato ad altre forme di abuso, come quello psicologico o fisico. Generalmente, il sesso femminile è maggiormente vulnerabile rispetto a quello maschile.

Facendo riferimento alla minore età, l’abuso sessuale include una gamma di attività che varia dallo stupro a forme fisicamente meno intrusive. Secondo l’American Academy of Pediatrics (1999) si può parlare di abuso sessuale nei casi in cui un bambino venga coinvolto in attività sessuali che non è in grado di comprendere, per le quali non è pronto e alle quali non può prestare consenso e/o violano la legge o i tabù sociali. Le attività sessuali possono includere le forme di contatti oro-genitali, genitali o anali messe in atto sul bambino o dal bambino o le attività sessuali senza contatto come l’esibizionismo, il voyeurismo o l’utilizzazione del bambino nella produzione di materiale pornografico.

Ogni momento, è vissuto dal minore come assolutamente indesiderato. Quasi mai è presente la violenza fisica, poiché l’adulto “seduce”il minore o gli fa credere che siano atti normali, soprattutto se è piccolo. Sono molto rari i casi in cui il bambino non conosce l’aggressore, spesso è una persona di fiducia o comunque conosciuta. L’abuso sessuale può avvenire al di fuori della famiglia, dove la vittime sono principalmente adolescenti, oppure all’interno della famiglia. L’abuso intrafamiliare raramente viene denunciato alle autorità giudiziarie e riguarda maggiormente bambini in età scolare e preadolescenti. Il danno psichico che subisce la vittima dipende da diversi fattori, tra cui la relazione tra l’aggressore e la vittima (tanto più il rapporto è stretto tanto maggiore sarà il danno), la durata dell’abuso sessuale e la risposta della società alla rivelazione dell’abuso (tanto più la vittima sarà riconosciuta nel suo ruolo di vittima e supportata, protetta, non colpevolizzata, tanto minori saranno i danni).

L’abuso sessuale è un TRAUMA che lede inesorabilmente il bambino rispetto agli elementi fondamentali della sua evoluzione mentale, tra cui il senso di prevedibilità e controllabilità degli eventi; il senso di fiducia e sicurezza rispetto al proprio futuro; la possibilità di vivere positivamente la propria vita; l’autostima. La ricerca mostra come il trauma possa portare a conseguenze di natura neuropsicologica (alterazione dello sviluppo cognitivo; difficoltà mnesiche, attentive e percettive), neurochimica (possibile aumento della funzione noradrenergica cerebrale (*) a livello del locus ceruleus, dell’ipotalamo, dell’ippocampo e dell’amigdala, così come a livello della corteccia cerebrale) e neuroanatomica, oltre ad importanti e significativi disturbi di natura psicologica (Disturbo Post-Traumatico da Stress, Depressione, Disturbi del comportamento alimentare, Ansia ed Attacchi di panico, Abuso di sostanze, etc ).

Rispetto alla sessualità, la prematura e traumatica iniziazione alla vita sessuale, può provocare numerosi problemi di natura sessuologica, tra cui:

  • Importanti difficoltà nell’intimità con se stesso e con un’altra persona;
  • Evitamento della vita sessuale;
  • Sessualità promiscua e/o compulsiva;
  • Disfunzioni sessuali (tra cui difficoltà o impossibilità di raggiungere l’orgasmo, vaginismo, disfunzione erettile, disturbo del desiderio);
  • Incapacità di provare piacere;
  • Dolore durante i rapporti;
  • Presenza di Flashback intrusivi durante il sesso;
  • Conflitti nell’orientamento sessuale e nell’identità di genere.

Quando la ferita traumatica non viene elaborata ed affrontata, permangono per tutta la vita emozioni ricorrenti di vergogna, angoscia, senso di colpa, rabbia e senso di responsabilità sull’accaduto. La sessualità, il proprio corpo ed i propri genitali, vengono frequentemente percepiti come sporchi, indegni, estranei alla propria persona. L’essere umano è indubbiamente dotato di straordinarie risorse per affrontare nel corso della vita accadimenti così devastanti, tanto da poter superare gradualmente una ferita traumatica. In una percentuale estremamente significativa di casi tuttavia, il trauma sessuale, così come ogni trauma, genera problemi complessi, di lunga durata o cronici, tali per cui le proprie risorse, capacità, il sostegno delle persone care e condizioni di vita opportune possono essere fattori che alleviano il problema, ma non sono sufficienti ad elaborarlo e lasciarlo nel passato per vivere appieno la propria vita. Il danno psichico che subisce la vittima di abuso sessuale è enorme; la psicoterapia, unita  alla terapia sessuologica, permette alla vittima di riparare il trauma, curare le proprie ferite dell’anima, per riportare il maggior benessere ed equilibrio possibili nella propria esistenza.

(*)La noradrenalina è un ormone e neurotrasmettitore rilasciato dal corpo in situazioni di stress. È stato sperimentalmente osservato come, a livello neurochimico, l’esposizione allo stress di un grave trauma, accompagnata da un aumentato rilascio di noradrenalina, possa determinare un eccessivo consolidamento dei ricordi traumatici oltre ad una amplificata reattività nei confronti di stimoli successivi. Sembrerebbe implicata nella formazione di fenomeni intrusivi come flashbacks ed incubi.

Terapia EMDR, come funziona e perché è così efficace!

In tanti mi chiedono cosa significa Terapia EMDR, come funziona e perché è così efficace!

Provo a rispondere alle vostre domande in questo breve articolo 

EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico che facilita l’autoguarigione della persona, agendo sui suoi traumi, sul loro ricordo e sul funzionamento del cervello. 
Questa terapia è efficace perché utilizza forze e risorse già presenti nella persona, ma mai attivate.

Attivando queste risorse verranno curate tutte le difficoltà emotive, le sensazioni fisiche, i pensieri negativi,le immagini disturbanti e gli altri sintomi che ci fanno soffrire e recano un danno alla persona. Il ricordo di questi eventi traumatici non sarà “cancellato” dalle nostre vite, ma il cervello imparerà a rielaborarlo e a trasformarlo, liberando risorse preziose per la guarigione e il nostro benessere.

La persona, attraverso la terapia EMDR, rafforzerà la propria autostima, prenderà coscienza del proprio valore e recupererà fiducia nelle proprie capacità. Così come il nostro sistema immunitario provvede a guarire le ferite fisiche, così la terapia EMDR agisce mettendo in funzione il sistema di riparazione delle ferite dell’anima che è in ognuno di noi.

DAL PALEOLITICO AI GIORNI NOSTRI: LA STORIA DEI SEX TOYS

Per quanto stiano spopolando negli ultimi anni, soprattutto grazie alla trilogia di 50 Sfumature, parlare apertamente di oggettistica del piacere, meglio conosciuta come Sex Toys, sembra essere un tabù ancora per molti. In pochi tuttavia sanno che in realtà la loro origine risale a  centinaia (se non migliaia) di anni fa.

Il primo Dildo risale all’era Paleolitica, all’incirca 28.000 anni fa. Ritrovato da archeologi in una cava del Baden-Wuertemberg, regione del sud della Germania. Si tratta di un fallo di pietra caratterizzato da importanti dimensioni, ovvero 19,2 cm di altezza e 2,8 cm di larghezza. Un oggetto fallico di natura simbolica, probabilmente utilizzato per scheggiare le selci ed utilizzato nei rituali come simbolo di fertilità maschile per augurare prosperità e felicità alla famiglia, oltre che come strumento di piacere sessuale. Secondo alcuni studiosi, la più rara ed antica rappresentazione del sesso maschile finora rinvenuta. Infatti, mentre i simboli sessuali femminili sono frequenti già in epoche preistoriche, quelli maschili sono invece molto rari. Già da questa prima scoperta possiamo definire il dildo un oggetto lungo ed affusolato, privo di motorino (ecco la differenza con il vibratore), ovvero un pene artificiale, imitazione del pene maschile.

Nell’antica Grecia, le donne si intrattenevano con l’olisbos (in greco olisbein  “infilarsi, scivolare dentro”). Un fallo artificiale di circa 15 centimetri, costruito in bronzo o legno e rivestito da cuoio, il cui lubrificante d’elezione, per non dire l’unico in circolazione, era l’olio d’oliva. La leggenda narra invece che nell’antico Egitto, la regina Cleopatra fu la prima nella storia ad utilizzare un vibratore: una zucca vuota riempita di api ronzanti. In Cina, più che uno strumento di piacere, si narra venisse considerato come mezzo di controllo per le mogli di facoltosi uomini d’alto rango. Potendo permettersi più mogli, per evitare tradimenti o l’insorgenza del lesbismo, i mariti regalavano loro strumenti del piacere sia per soddisfarle che per comprarsi la loro fedeltà. Nella medicina tradizionale cinese si credeva che la masturbazione fosse innocua per le donne, mentre era sconsigliata per l’uomo, in quanto il timore era che con il seme si disperdesse l’energia. Essendo proibito fase sesso prima del matrimonio, India e Persia usavano i dildo per rompere l’imene delle giovani vergini, in quanto i mariti non potevano sporcare di sangue il proprio pene poiché considerato impuro.

Avvicinadoci sempre più all’epoca moderna, nel Settecento nasce il vibratore come strumento terapeutico per la cura dell’isteria. Una patologia strettamente femminile (Hystéra in greco significa utero) caratterizzata da una serie di sintomi che potevano variare dall’ansia cronica alla pesantezza addominale, dall’irritabilità alle amnesie temporanee. Oltre all’utilizzo dell’oppio ed il matrimonio (quindi una frequente attività sessuale) considerate fino a quel momento le uniche possibili cure dell’epoca, molti medici iniziarono a praticare un “massaggio pelvico”, ovvero la masturbazione. Tuttavia, a causa dell’eccessiva richiesta e della grande fatica che questo tipo di terapia costava ai medici, si cercò di introdurre uno strumento in grado di sostituire il massaggio pelvico manuale. Il primo oggetto di forma fallica vibrante, pensato per la stimolazione clitoridea, venne inventato in Francia nel 1734, si chiamava “Tremoussoir” e funzionava con un meccanismo a molla non molto semplice da usare. Nel 1883 M. Granville inventò il vibratore elettromeccanico e nel 1899 fu creato il primo vibratore a batteria. Sino ad arrivare al 1902, anno in cui l’azienda Hamilton Beach iniziò a pubblicizzarlo come un elettrodomestico e qualsiasi donna poteva acquistarlo per la propria salute.

Arrivando ai giorni nostri, nel 2009 il Journal of Sexual Medicine ha pubblicato una ricerca secondo cui circa il 53% delle donne e circa il 46% degli uomini tra i 18 e i 60 anni hanno usato un vibratore. Sempre negli Usa, nel 2009 il Journal of Sexual Medicine ha pubblicato una ricerca secondo cui circa il 53% delle donne e circa il 46% degli uomini tra i 18 e i 60 anni hanno usato un vibratore. Iniziamo a sottolineare che nella sessualità, cosi come nella vita, non si debba fare nulla di cui non si è realmente convinti. Tuttavia spesso sono le nostre paure a bloccarci ed impedirci di provare nuove esperienze. Da un’indagine di mercato effettuata in Italia da Mysecretcase si evince come i maggiori acquirenti di Sex Toys siano le donne con il 40% delle vendite, le coppie fanno acquisti per il 35% mentre il restante 25% rimane agli uomini. In particolare dalla ricerca emerge che le giovani donne tra i 20 e i 45 anni li utilizzano abitualmente, anche se le over 40 sono in costante aumento. I sex toys in commercio sono innumerevoli: si può scegliere, soprattutto online, tra una enorme varietà di proposte di oggetti pensati per il piacere femminile, maschile o di entrambi, da usare da soli o in coppia. Attenzione: non sono solo giocattoli erotici, è importante scegliere un prodotto sicuro, realizzato preferibilmente in Europa,  con materiali e modalità conformi. Come sempre, quando trattiamo di sessualità stiamo parlando di salute. Il desiderio sessuale esiste nella persona a prescindere dall’essere in coppia o meno. L’utilizzo di un sex toy nella propria vita può essere un modo semplice e piacevole per non rinunciare alla sessualità, sia nel momento in cui vi sia qualche difficoltà relativa all’autoerotismo, oppure vi sia la volontà di introdurre gioco, sperimentazione e divertimento nella propria vita sessuale. Così come nei single, introdurre un sex toy nella coppia non significa solo dover ravvivare il rapporto sessuale, ma anche poter veder realizzate alcune fantasie sessuali.

Articolo uscito sul giornale online L’Araldo

ChemSex

Articolo pubblicato su “L’Araldo”

Martedì 07 Maggio 2019

L’uso di stupefacenti a scopo sessuale non è un fenomeno recente, ma una realtà che, sia pur sotto diverse modalità, è diffusa da tempo e riguarda tanto le persone eterosessuali quanto quelle Lgbti. Tuttavia quando si parla di Chemsex, è opportuno fare ulteriori specificazioni, data la stretta correlazione con la popolazione omosessuale o bisessuale maschile.

Per “Chemsex” si intende una pratica che ha avuto origine nel Regno Unito circa 25 anni fa, coniata dallo scrittore, ricercatore e attivista d’origine australiana David Stuart. Tale fenomeno fa riferimento all’utilizzo, da parte di uomini omosessuali o bisessuali, di specifiche sostanze per favorire la prestazione sessuale ed aumentarne la durata.

L’assunzione di tali sostanze avviene in  veri e propri Chemsex party, organizzati tramite app create appositamente per favorire la ricerca di partner sessuali. Nel contesto londinese e non, viene inoltre definito “Party and Play” o “P&P” ed è talmente diffuso da aver portato alla creazione di un film “Chemsex” (2015). Gli incontri avvengono solitamente in luoghi privati dove diversi uomini si incontrano per avere rapporti sessuali per lungo tempo. In un recente studio londinese è inoltre emerso come oltre due terzi dei partecipanti utilizzi il Chemsex per migliorare il proprio senso di connessione con il partner sessuale. L’assunzione di sostanze può aiutare a percepire un maggiore coinvolgimento sia fisico che emotivo.

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, per “Chemsex” non si intende l’uso di una qualsiasi sostanza psicoattiva che, a seguito all’assunzione, stimoli l’attività sessuale. La sua peculiarità è quella di riferirsi specificamente a tre principi attivi che possono essere assunti singolarmente o in combinazione tra di loro:

  • Mefedrone (noto anche come Meow Meow): sostanza simile ad un’anfetamina che induce una sensazione di euforia ma che, allo stesso tempo, può sovrastimolare il cuore e il sistema nervoso;
  • Acido gamma-idrossibutirrico (Ghb/Gbl): sostanza con effetto anestetico e rilassante che riduce le inibizioni. Se mescolte con l’alcol, possono risultare una combinazione a volte mortale;
  • Metamfetamina (nota anche come crystal meth): sostanza che induce una sensazione di esaltazione.

Queste sostanze provocano diversi effetti facilitanti per l’attività sessuale, ovvero inducono un senso di rilassamento, rendendo il sesso anale meno doloroso, intensificano l’eccitazione e il desiderio sessuale, ed infine ritardano l’orgasmo, ma mantengono alta l’eccitazione consentendo a chi ne fa uso di rimanere svegli per periodi molto lunghi, dalle 24 ore ai tre giorni.

Sono molti i rischi connessi al Chemsex. Queste sostanze sono in grado di creare una vera e propria dipendenza da sostanze, ma non solo:

  • Sovradosaggi da Ghb/Gbl possono essere fatali.
  • Molte persone sperimentano stati di grave psicosi, come la paranoia o la percezione di essere perseguitati.  Tali sintomi possono durare per molti giorni dopo l’attività di Chemsex.
  • Una notevole diminuzione della capacità di provare godimento sessuale senza l’assunzione di droghe, con importanti ricadute sulla quotidianità, il lavoro, le amicizie.
  • Frequenti stati depressivi.
  • Hiv, epatite C ed altre infezioni sessualmente trasmissibili.
  • Elevato rischio di abusi e violenze durante lo stato di intossicazione.

In poco tempo queste droghe (chems) sono divenute sempre più popolari, soprattutto con l’introduzione della app nella gestione della nostra intimità e vita sessuale. Possiamo affermare che il problema principale è legato al silenzio ed allo stigma associati a tale fenomeno, che possono impedire alle persone di chiedere aiuto al punto da sentirsi risucchiati in un mondo in cui le droghe ed il sesso la fanno da padroni. L’intervento terapeutico è di natura multidisciplinare e deve necessariamente includere un percorso psicologico che accompagni la persona verso il “Sober Sex”, ovvero la capacità di avere una vita sessuale soddisfacente e gratificante senza ricorrere necessariamente a sostanze psicoattive.

Bibliografia:

www.Chemsex.it

Intervista a David Stuart (Gaynews, 2018)

Film: “Chemsex” (2015) di William Fairman, Max Gogarty

Asessualità

Nell’universo della sessualità, ricco di sfumature, tonalità e colori, l’1% della popolazione mondiale si definisce Asex. Ma chi sono gli Asessuali?

Nel 1948 in “Sexual Behaviour of Human Male”, A. Kinsey esplora, all’interno di una vasta ricerca, l’orientamento sessuale in un ampio campione di uomini e donne estratto dalla popolazione generale. Tra le altre variabili, la ricerca chiedeva ai partecipanti di definire il proprio orientamento sessuale, in una scala i cui estremi andavano da esclusivamente eterosessuale a esclusivamente omosessuale. Nonostante il numero di possibilità fornite all’epoca, l’1,5% dei partecipanti non poteva essere incluso in nessuna delle categorie citate. Le ricerche sull’argomento ad oggi sono ancora poche e da approfondire. Possiamo definire l’Asessualità  come la mancanza di attrazione o interesse nei confronti di qualunque genere sessuale. Stabile nel tempo, di natura disposizionale o analoga ad un orientamento sessuale, considerata come una delle possibili identità sessuali e non più un fenomeno strettamente legato al “fare o non fare” sesso; l’Asex non è una fase passeggera della vita ne legata a castità. Quest’ultima infatti è legata alla libera scelta di una persona a non avere rapporti sessuali, per motivi medici, psico-fisici o religiosi, mentre nell’asessualità l’interesse verso la sessualità non vi è, da sempre. Non stiamo parlando di patologia o disfunzione, poiché non vi è una mancanza di libido a causa di traumi, terapie mediche o cambiamenti fisiologici come andropausa e menopausa, ma semplicemente nella persona non vi è attrazione sessuale  per chiunque sin dalla nascita, senza che questo fatto abbia mai creato disagio nella persona. Rispetto al desiderio sessuale negli Asex, possiamo definirlo come solitario, non orientato verso altre persone o sensazioni erotiche. Gran parte degli Asessuali non ha problemi di funzionalità sessuale. Molti hanno sperimentato il sesso e sono in grado di avere rapporti; le componenti della sessualità, come erezione, lubrificazione vaginale ed orgasmo, sono integre. La masturbazione e l’eccitazione, se presenti, vengono percepite con una funzione non sessuale, ad esempio come “pulizia delle tubature”oppure come gesto meccanico teso a soddisfare esigenze fisiologiche, di alleviamento di tensione o stress. Una persona Asessuale non trova nel sesso una sua dimensione importante di vita, frequentemente ritiene la sessualità inadeguata o superflua per esprimere se stesso o per relazionarsi agli altri. Sebbene la ricerca mostri un elevato tasso di persone single, essere Asex non significa essere soli, due persone possono amarsi e vivere una relazione appagante senza avere rapporti. Le difficoltà potrebbero emergere quando il/la partner si identifica con un orientamento sessuale differente ed un desiderio sessuale maggiore o comunque diverso. A volte infatti per vari motivi, tra cui quello di accontentare il partner, decide di avere una vita sessuale.

In conclusione, accogliere l’Asex come orientamento sessuale caratterizzato da una mancanza di attrazione o interesse sessuale verso se stesso ed il prossimo, ci permette di definire cosa NON è:

  • Non è una malattia, una problematica psicologica ne una disfunzione sessuale;
  • Non è “aspettare la persona giusta”;
  • Non è “la condanna ad una vita di solitudine”;
  • Non è astinenza o castità;
  • Non è una moda o una tendenza del momento;
  • Non è non fare sesso;
  • Non è causata da una fobia, un trauma o da una bassa autostima;

In definitiva, comprendere l’Asessualità o forme non binarie d’amore e di sessualità non è semplice, ma se iniziamo a vedere la sessualità come una dimensione che si snoda lungo un continuum ricco di sfaccettature, colori, vissuti, emozioni e dimensioni differenti, ci rendiamo conto che chi abbiamo di fronte, a prescindere dall’orientamento sessuale, sono sempre Persone.

Articolo pubblicato sul Giornale Online L’Araldo

Marzo 2019