Sessualità ed Età Matura

Esiste un’età per fare l’amore? La sessualità ha una data di scadenza?

Osservare e provare sul proprio corpo cambiamenti fisiologici dettati dall’avanzare dell’età, comporta frequentemente sia negli uomini che nelle donne la credenza che si debba rinunciare alla sessualità ed al piacere. Gli stereotipi legati all’età matura vedono coniugarsi il declino biologico con quello economico ed estetico, fattori di enorme rilevanza nella nostra società, che con il tempo possono indurre sintomatologia ansioso-depressiva legata alla credenza di perdita totale del proprio potere personale, seduzione o virilità.

E se per una volta provassimo a guardare l’altra faccia della medaglia? Secondo il Censis infatti, il 73,4% dei nostri connazionali fra i 61 e i 70 anni e il 39,1% degli over 70 sono sessualmente attivi; una percentuale considerevole spesso sottovalutata anche dagli operatori sanitari. Se tra i 30 e i 50 anni si è alle prese con lo stress e le pressioni sociali, che possono influire negativamente sulla libido e le prestazioni, nella terza età si è tendenzialmente più liberi di esplorare la sfera sessuale. L’attività sessuale in età matura può essere molto appagante se si accetta il cambiamento come parte fisiologica e costruttiva della vita. Vi è più tempo, e teoricamente meno stress, per il corteggiamento, il gioco e l’erotismo, salvo problematiche di salute importanti.

In età matura la sessualità si manifesta diversamente, sia nell’individuo che nella coppia cambiano modalità e priorità. In confronto ad un fascia di età più giovane, dove l’attenzione è maggiormente rivolta alla qualità della performance in sé, alla frequenza ed intensità dei rapporti, sembrano invece essere gli aspetti emotivi ed affettivi, il grado di intimità e l’importanza della manifestazione reciproca di desiderio ad assumere valore. La sessualità rappresenta inoltre un fattore protettivo relativamente al senso di solitudine ed isolamento ad oggi molto diffuso nella popolazione matura. Non a caso, le cause principali alla rinuncia alla sessualità sono legate a fattori psicologico e sociali, più che di natura medica.

Tanto per l’uomo quanto per la donna tuttavia, è necessario considerare come il passaggio dall’età adulta alla terza età comporti alcuni cambiamenti. Dal punto di vista sessuale, la menopausa può provocare nelle donne una possibile diminuzione della lubrificazione vaginale, quindi un calo di piacere sessuale, mentre per gli uomini andropausa significa frequentemente l’allungamento del tempo necessario per ottenere e mantenere l’erezione e deficit erettili, come possibile conseguenza di alcune patologie come arteriosclerosi e diabete, legate all’impatto del climaterio sulle funzioni vascolari e metaboliche.

È importante sottolineare come superati i 60anni, i cambiamenti fisiologici e le problematiche legate alla salute non rappresentino di per sé un motivo sufficiente per rinunciare alla sessualità. Ad ogni fascia di età, più o meno giovane, la volontà di mantenere attiva la propria vita sessuale è fondamentale. Rinunciare al piacere, all’intimità, alla sessualità ha un costo molto più elevato di quello che immaginiamo. Ancor più che al giorno d’oggi vi sono specialisti dedicati alla tematica che possono aiutare nel superare le eventuali difficoltà, sia dal punto di vista medico che psicologico.

Saper invecchiare, anche sessualmente, è dunque un’arte soggettiva.

Articolo pubblicato sul giornale online L’Araldo

Gli Ostacoli alla Sessualità

Se parliamo del sentimento d’amore come ‘uno stato dinamico che comprende i bisogni di entrambi i partner e le loro capacità di attaccamento, accudimento e sessualità” (Castellano, Velotti, Zavattini 2010), è possibile comprendere il legame di coppia attraverso l’interazione integrata tra il sistema di attaccamento (ricerca e mantenimento della vicinanza al partner finalizzata a garantire un approdo sicuro durante eventuali situazioni difficili), il sistema di accudimento (offrire protezione, conforto e rassicurazione al partner in seguito a richieste di aiuto o segnali di disagio) e il sistema sessuale (innescato dal desiderio e dall’attrazione fisica, è volto a soddisfare la componente edonica, legata al piacere, oltre ad assicurare la trasmissione del patrimonio genetico). Una buona relazione di coppia sarebbe quindi caratterizzata da una situazione di equilibrio dinamico tra questi tre sistemi, tuttavia sappiamo che la vita può metterci di fronte ad eventi, come il cambio o la perdita del lavoro, lutti, malattie, che possono comportare fisiologiche e temporanee fasi di sbilanciamento.

Quando la nostra vita è caratterizzata da momenti stressanti la sessualità spesso è la prima risentirne. Le difficoltà personali o di coppia, che influiscono sulla sua sessualità, possono essere dovute ad una minor comunicazione all’interno della coppia, alla scarsa possibilità di trascorrere del tempo di qualità insieme ed  all’aumento esponenziale di stimoli negativi che si ricevono dall’esterno.

Tra gli ostacoli ad una vita sessuale soddisfacente possiamo annoverare:

  • Calo del desiderio sessuale. Disagio spesso frequente, ma che si tende a sottovalutare o sminuire.
  • “Non ho tempo!” La frenesia del nostro mondo impone ritmi sempre più frenetici, ma spesso viene usata come scusa per evitare l’intimità ed i problemi.
  • Problemi di tipo medico. Possono influenzare anche in modo importante la sessualità, oltre a porre difficoltà di comunicazione nella coppia.
  • Problemi di tipo psicologico, spesso dettati dall’ansia o da emozioni negative.
  • La routine: la sessualità diminuisce con il passare del tempo. La passione va risvegliata, la frequenza dei rapporti cala drasticamente se non adeguatamente coltivati.
  • Dolore  o fastidi durante il rapporto sessuale.
  • Tradimenti, relazioni parallele.
  • Mancanza di intimità.

Fare l’amore significa condividere piacere fisico ed intimità, quando questo viene a mancare gli stress e le preoccupazioni della vita di coppia diventano ancor più difficili. La tolleranza verso l’altro viene seriamente compromessa, soprattutto quando vi è una discrepanza nel desiderio sessuale dei partner.

Quanto la sessualità è importante nella coppia? Il sesso conta nella misura in cui è sia la persona che la coppia stessa ad attribuirgli un certo significato. Non esistono condizioni standard, ma è il vissuto e l’appagamento dei singoli membri che fa da padrone. Le difficoltà possono emergere quando i partner hanno bisogni diversi rispetto la sessualità; ad esempio in una relazione in cui un partner non ha oppure ha uno scarso desiderio sessuale mentre l’altro esprime e manifesta i suoi bisogni con frequenza, il rischio di conflitti è molto elevato. È necessario trovare un compromesso, prima che diventi una lotta di potere che può portare unicamente a conseguenze negative.

La sfera affettiva e sessuale è parte importante del vivere e, allo stesso tempo, esperienza intima, privata. La sessualità investe non solo le relazioni interpersonali e di coppia, ma soprattutto la relazione con se stessi e la propria intimità. Le difficoltà colpiscono sia le coppie appena nate che quelle di lunga data, poiché la sessualità non smette mai di porre domande, invitandoci costantemente a riflettere sulla nostra vita privata e di coppia. Talvolta queste relazioni sono difficili e comportano una fatica che si può manifestare a livello psicologico, emotivo o fisico sia nell’uomo che nella donna. C’è chi per il sesso non ha tempo, chi aveva una brillante vita sessuale ed ora non l’ha più e chi ha perso il desiderio per strada, forse dietro ai figli o ai problemi economici. Sottovalutare o sminuire le modificazioni avvenute nella nostra vita sessuale significa perdere una parte di noi stessi.

La sessualità è parte integrante della vita di ciascuno di noi, ed il benessere sessuale è parte integrante del nostro benessere quotidiano. Darsi il tempo di ascoltare le emozioni ed il corpo che parla implica prendersi cura di sé.

Articolo uscito sul giornale online L’Araldo

La Seduzione

Perché abbiamo bisogno di sedurre?

Sin dalla prima infanzia l’essere umano ha bisogno di sedurre per sviluppare la propria autostima. Essa trae origine dall’apprezzamento degli altri, in quanto il bambino assorbe la sua sicurezza dalle parole e dalle cure dell’adulto. Possiamo affermare che nel corso del suo sviluppo, il bambino cerchi di sedurre la sua cerchia familiare, oltre che per garantirsi l’accudimento, anche per ottenere un riconoscimento e sviluppare la propria sicurezza ed autostima.

In che modo tutto questo riguarda la vita adulta e di coppia?

La seduzione è un’arma potente, che entra i gioco sin dai primi momenti in cui due persone entrano in contatto: il primo sguardo, il primo approccio con il partner, il primo bacio, abbraccio, rapporto sessuale e così via. Nelle fasi iniziali del rapporto, la persona amata appare letteralmente diversa ai nostri occhi, qualcosa di nuovo, unico e speciale, di cui ricordiamo dettagli e particolarità che nessun altro noterà come noi. Nella fase dell’innamoramento siamo spinti a cercare automaticamente dei modi per avere cose in comune, cambiando il modo di vestire o i gusti al fine di essere più affini ed attraenti.

Con il passare del tempo, superata la prima fase in cui la passione e l’attrazione fisica sostengono la coppia, se essa perdura il sentimento si consolida nel vero affetto. Ed è qui in genere che entrano in gioco le prime difficoltà. Molte coppie confondono lo stordimento del colpo di fulmine con la quotidianità della relazione.

Le relazioni felici e collaudate esistono, ma vanno protette come animali in estinzione. Il segreto? Devono avere radici per durare e ali per sconfiggere la noia (Pasini, 2011). La coppia deve trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e rischio, ovvero tra Stabilità ed Eros. Elementi opposti, da dosare con cautela. Dobbiamo prestare attenzione agli estremi: la routine rischia di trasformare l’amore nella dipendenza dall’altro, mentre scommettere unicamente sull’eros, portando la coppia verso terreni sconosciuti, rischia di provocare una tensione continua, soprattutto se la scelta non è condivisa tra i partner.

La seduzione intraconiugale è indispensabile per permettere alla coppia di evolvere e di creare una maggiore complicità ed intesa. Ma ancor prima di pensare alla coppia dobbiamo iniziare da noi stessi, sviluppando una nostra consapevolezza sessuale e sentimentale, un’Intelligenza legata al Cuore, basata sulla conoscenza profonda dei nostri desideri più intimi, su una vita autentica, accettando i nostri pregi ed i nostri difetti, senza avere paura di mostrarci per ciò che siamo realmente. Spesso tendiamo ad avere una visione negativa ed inaccettabile di noi, quando in realtà il partner ci apprezza così come siamo. Allo stesso modo, il filtro negativo ci impedisce di riconoscere i segnali positivi che il partner invia, aumentando gli eventuali contrasti che potrebbero sorgere a causa di differenti punti di vista e aspettative.

 Articolo uscito sul giornale online L’Araldo

Dicembre 2018

Una rinascita verso Semplicemente Felice

Mi chiamo Dominique,

4 anni fa, la mia strada ha incrociato quella di Martina, lei era in appoggio al reparto di medicina dove era ricoverata mia madre.

La caposala mi aveva visto piuttosto abbattuta, e mi aveva consigliato alcuni incontri con la psicologa che era in supporto alle famiglie.

Con mia madre ricoverata, ero ripiombata nella stessa situazione per cui avevo messo 1500 km tra me ed i miei genitori, ed anche il mio rapporto con mio marito era in crisi. Soffrivo di insonnia, avevo l’impressione di essere uno zombi.

L’istinto mi spingeva a continuare i nostri incontri, inconsciamente sapevo che era il momento di affrontare la mia “infelicità”, e così ho proseguito anche dopo la dimissione di mia madre.

Il mio percorso, con a fianco Martina, è stato sofferto, con alti e bassi.

E’ un pò come se fossi nata un’altra volta, ho rifatto il percorso che mi era mancato. Ho preso coscienza di questo ed ho dovuto accettarlo, non è stato facile, però solo passando dall’accettazione potevo andare avanti.

Ho trovato il coraggio per prendere decisioni importanti a livello personale (separazione), lavorative ed affettive.

Al presente, vicina ai 60 anni, sono serena. Le difficoltà ci sono, è cambiato il mio tenore di vita, il lavoro non è per niente semplice, ho un rapporto sentimentale che non posso definire soddisfacente, però sono cambiata io.

Al centro ci sono Io, ho acquisito più fiducia in me stessa e questo fa si che affronto tutto con un altro spirito. Se qualcosa mi disturba, mi chiedo in fondo che importanza ha, e le cose assumono un’altra dimensione. Sono molto più ancorata al presente, e di conseguenza sono meno ansiosa.

Non è che le cose sono perfette, è il mio atteggiamento ad essere cambiato, ho più fiducia nella vita, non mi preoccupo più di tanto, semmai mi preoccupo il giusto: mi chiedo che cosa dipende e cosa non dipende da me e so che tutto, nel bene o nel male, si sistema.

La cosa più importante è il mio stare bene, dormo molto meglio, non ho problemi di salute, questo è il mio “barometro”, mi alzo piena di energie ed affronto tutto con più facilità.

Anche mia figlia ha contribuito a tutto questo, mi è sempre stata vicina nel giusto, vederla realizzata mi fa stare bene; è la persona a cui tengo di più in assoluto.

Per concludere, a chi nel presente sta male, mi sento di consigliare un percorso come ho fatto io, a patto di essere onesti con sé stessi e con chi ci affianca professionalmente.

Ho avuto la fortuna di aver incontrato Martina, non mi sono mai sentita giudicata, sono nata un’altra volta, con la sua Benevolenza, la Sue parole….

Ti sono a fianco, sono nello zainetto che ti porti appresso

Ecco, con lei nel mio zainetto, ho trovato la strada con il cartello “Semplicemente Felice”.

Grazie Martina.

Dominique

 

 

 

Dedicato a Me

Da E. a E.

Dedicato a me, alla conclusione del mio percorso terapeutico.

 

Sono sempre la stessa, eppure sono diversa.

Mentre prima sentivo di essere un puntino in balia di una tempesta, adesso è come se ci fosse un “fermo” dentro di me che permette al mio baricentro di avere un equilibrio. Oscilla in base a ciò che sento, per poi tornare al centro. Non ha più paura di muoversi.

Ho sempre pensato di Sapere… vai a sapere che non sapevo (quasi) nulla! Non è stato facile mettersi in discussione, quando si parte da un piedistallo è dura. Scendere e vedere sopra cosa mi poggiavo è stata la scoperta migliore della mia vita.

Ho cambiato i piani, ho scelto me nell’unico modo in cui sapevo e potevo scegliermi.

Ho scelto me “inconsapevolmente”.

Non so bene in che modo, ma penso che un punto importante in me si sia chiuso. Penso sia un nuovo inizio.

Non so come. Sbaglierò, farò cazzate, ma almeno adesso posso finalmente viverle. Per me. Non per gli altri.

Ho cambiato i piani.

Sono sempre la stessa, ma finalmente sono io.

Dalla festa del Papà alla festa della Mamma

Sono lieta di partecipare al calendario ricco di eventi proposto dalla Associazione Tutela ed il Centro CSP  di Piacenza “Dalla Festa del Papà alla Festa della Mamma” in qualità di Psicologa – Psicoterapeuta e Sessuologa.

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Vi aspetto lunedì 09 aprile dalle 18 alle 19, nella sala della Partecipazione del Comune (via Taverna 39). La partecipazione è gratuita, ma l’iscrizione obbligatoria scrivendo a associazionetutelapc@gmail.com o telefonando al 345 0706642.

Ansia: supplizio o risorsa?

Dott.ssa MI TOLGA L’ANSIA

Richiesta frequente in colloquio, che ci parla della sofferenza, della fatica e del dolore che prova la persona in quel momento.

Cos’è l’ansia? Fa male? E’ una brutta cosa?

Pochi sanno che in realtà l’ansia è una risorsa preziosa, democratica (tutti la proviamo anche se in modalità diverse) ed essenziale per valutare ad esempio i pericoli a cui potremmo andare incontro.

Spesso uso questa spiegazione per parlare dell’ansia:

Immagina di dover attraversare una strada. Cosa può accadere?

Se sono totalmente privo di ansia, rischio di essere investito perché non mi preoccupo ne di attraversare sulle strisce pedonali ne di guardare a destra o sinistra nel caso arrivino delle macchine.

Se al contrario ho troppa ansia, la paura sarà eccessiva e continuerò a guardare da ambo i lati, senza mai sentirmi sufficientemente al sicuro per attraversare. Potrei sentirmi bloccato, terrorizzato, potrei decidere di non attraversare mai più una strada (cosa che complicherebbe notevolmente la mia quotidianità), etc..

La “giusta dose” di ansia invece mi permette di attraversare la strada in sicurezza, valutando il pericolo in modo corretto, permettendomi di vivere con serenità.

Spesso siamo demoralizzati di fronte a ciò non conosciamo, ma attraverso un percorso psicologico possiamo imparare a non lasciarci guidare (o meglio trascinare) dall’ansia, imparando a conoscerla per vivere finalmente senza averne paura.

Essere donna oggi

Certe donne non sono fatte per essere domate, forse hanno bisogno di restare libere finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre.”

La donna libera, forte, indipendente, ma alla ricerca del grande amore, rappresentata da Carrie Bradshaw in Sex and The City, mostra ancora oggi un modello femminile a cui ispirarsi, sia per l’onestà con cui parla delle proprie emozioni e desideri, sia perché rimane romantica, sentimentale.

Le sue parole ci rimandano alla Donna di oggi, una persona che, prima di tutto, si sente libera, o cerca di esserlo, alla ricerca di una gratificazione sia come madre che come professionista.

Nella società occidentale, rispetto al passato, i cambiamenti culturali hanno portato ad un allentamento di ciò che Pasini (2014) definisce Prigione Esterna, ovvero teatro di regole e convenzioni sociali a cui la donna era costretta in ruoli predeterminati e non liberamente scelti: figlia, moglie, madre ed infine nonna, volta alla cura della casa, del marito e della prole. L’autonomia culturale e finanziaria permette sempre più di svincolarsi da ciò, favorendo nella donna l’indipendenza e la libera scelta. Una giovane donna oggi può decidere di essere madre o lavoratrice, oppure madre e lavoratrice. L’affermazione personale e sociale, o la sua ricerca,  spesso va di pari passo a quella di una vita di coppia e sessuale appagante.

Detto così, sembrerebbe tutto perfetto. Oltre che con la società le donne si confrontano quotidianamente con una serie di Prigioni Interiori, ovvero i principi ricevuti attraverso l’educazione, che invece di essere valide guide per la vita, spesso sono vincoli pesanti e fuori tempo che, anche se non direttamente, impongono alla donna di adeguarsi alle aspettative altrui (Pasini, 2014). Ad esempio, non puoi essere una buona madre se lavori oppure non puoi avere una vita soddisfacente se non fai figli.

Credenze, principi e norme spesso rigide che impongono vincoli e perfezione, verso i quali la donna si confronta con molta fatica nella sua crescita e formazione. Affrontare o prendere consapevolezza di tali imposizioni non è semplice, implica fatica e spesso una ridefinizione della propria prospettiva, ma l’alternativa è sottomettersi ad esse, rinunciando a sé ed ai propri desideri, cercando una pseudo-sicurezza ad un costo molto elevato.

Nonostante la diversità che ogni donna porta con sé e la presenza più o meno marcata di prigioni interne o esterne, la sessualità ha assunto un ruolo sempre più importante rispetto al passato, non più unicamente finalizzata alla procreazione, ma al piacere, al benessere.

Il diritto al piacere non è più un mero strumento maschile, ma ciò non toglie che le prigioni sopracitate, interne ed esterne, esercitino ancora, talvolta in modo preponderante, la loro influenza. Pasini mostra come sono ancora molte le donne che scontano a livello sessuale la frattura tra desideri ed aspettative legittimi da una parte, e regole e convenzioni dall’altra. Il timore nel godere della libertà acquisita, secondo l’autore, le porta a:

  • Rinunciare ai propri desideri;
  • Conformarsi;
  • Essere generose nei confronti di chi non lo merita (famiglia, coppia, amicizie, lavoro).

Questo poiché essere libere comporta un rischio: le donne libere non trovano rifugio nelle sicurezze date dalle credenze, dalle ideologie e dalle abitudini. Chi non riesce a sopportarlo vi si nasconde, rinunciando purtroppo ad una dimensione importante di vita.

Ogni donna dovrebbe vivere la sua storia come protagonista, abbattendo o limando, per rendere più sostenibili, le inferriate delle proprie prigioni interne ed esterne che la affliggono.

Bibliografia
Pasini, W. (2014). Libere e a volte sfrontate: tutte le sfumature della sessualità femminile. Edizioni Mondadori.

Il Trauma e le sue accezioni

COSA SI INTENDE PER TRAUMA PSICOLOGICO?

Sono state date molte definizioni di Trauma Psicologico nel corso della storia, ma cosa si intende davvero con questo termine? Ci può venire in aiuto l’etimologia stessa della parola, che deriva dal greco e che vuol dire “ferita”. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intesa. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti etc.

Nonostante gli eventi sopra descritti riferiti alle due tipologie di trauma siano molto differenti, la ricerca scientifica ha dimostrato che le persone reagiscono, dal punto di vista emotivo, mostrando gli stessi sintomi.

Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo. Le risposte subito dopo uno di questi eventi possono essere moltissime e variare dal completo recupero e il ritorno ad una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, quelle che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico.

COSA SUCCEDE DOPO UN EVENTO TRAUMATICO?

L’essere stato vittima di un evento traumatico porta a conseguenze che possono essere riscontrabili non solo a livello emotivo, ma lasciano il segno anche nel corpo di chi è sopravvissuto a uno di questi eventi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone che hanno vissuto traumi importanti nel corso della vita portano i segni anche a livello cerebrale, mostrando, ad esempio, un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala. Queste scoperte, avvenute negli ultimi anni grazie all’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati, gettano luce sulla stretta connessione mente-corpo. Ciò che ha un impatto emotivo molto forte si ripercuote anche a livello corporeo, quindi, risulta evidente che intervenire direttamente sull’elaborazione di questi eventi traumatici abbia un effetto anche la neurobiologia del nostro cervello.

Subito dopo aver vissuto un evento traumatico il nostro organismo e il nostro cervello vanno incontro ad una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico. Questo avviene perché l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel cervello di ognuno di noi è stato in grado di integrare le informazioni relative a quell’evento all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, rendendolo “digerito”, ricollocato in modo costruttivo e adattivo all’interno della nostra capacità di narrare l’accaduto. Ma cosa succede quando questo non avviene?

Alcune persone continuano a soffrire per un evento traumatico anche a distanza di moltissimo tempo dall’evento stesso. Spesso riportano di provare le stesse sensazioni angosciose e di non riuscire per questo motivo a condurre una vita soddisfacente dal punto di vista lavorativo e relazionale. In questi casi, quindi, il passato è presente.

Questo quadro sintomatologico, che può arrivare fino a delinearsi in un Disturbo da Stress Post-Traumatico, è caratterizzato appunto dal “rivivere” continuamente l’evento traumatico, continuando a provare tutte le emozioni, sensazioni e pensieri negativi esperiti in quel momento. E’ proprio quando ci si rende conto che le reazioni sono di questo tipo e che la sofferenza è significativa che è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.

Di seguito vengono riportate alcune informazioni importanti da tenere presente quando si ha a che fare con persone che sono state esposte ad un evento traumatico. Esse possono essere un valido aiuto per comprendere quali siano le risposte tipiche a seguito di un evento di tale portata e quando è necessario intervenire con un supporto specializzato.

Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?

  1. Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti.
    È importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
  2. Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perché ci si potrebbe stancare facilmente.
  3. Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
  4. Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.

Le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:

  • Senso di irrealtà – Si ha la sensazione di essere dentro a un film, le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando delle vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo
  • Reazioni fisiche– Sono normali la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto

Alcune delle reazioni successive all’evento:

  • Pensieri intrusivi – Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.
  • Problemi di sonno – In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.
  • Associazione con altri stimoli – È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo è dovuto al fatto che l’evento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non genera alcun disagio.
  • Difficoltà di concentrazione – Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
  • Reazioni fisiche – Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
  • Disperazione – È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
  • Colpa – Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi…”
  • Vulnerabilità – Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà.
  • Il significato della vita – Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto. Sono molto comuni pensieri riguardanti la vita e la morte e le cause che hanno portato all’evento traumatico vissuto. Ci si rende conto di essere estremamente vulnerabili e si è in apprensione rispetto all’eventualità che l’evento traumatico possa ripresentarsi nuovamente.

Tratto dal sito www.emdr.it

Riparare le ferite dell’anima attraverso la Psicoterapia E.M.D.R.

Eye Movement Desensitization and Reprocessing (E.M.D.R.) è un trattamento psicoterapeutico che facilita la risoluzione di sintomi e del disagio emotivo legati ad esperienze di vita stressanti e traumatiche.

Nel 1987, la psicologa Francine Shapiro, ha scoperto che i suoi movimenti oculari volontari riducevano l’intensità di pensieri negativi disturbanti. La dott.ssa Shapiro iniziò uno studio (Shapiro, 1989) volto ad esaminare l’efficacia dell’E.M.D.R. nel trattamento di reduci del Vietnam traumatizzati e di vittime di aggressioni sessuali, scoprendo che tale terapia riduceva notevolmente i sintomi dei loro disturbi da stress post-traumatico (PTSD).

E.M.D.R. è un approccio incentrato sulla persona che permette al terapeuta di facilitare la mobilitazione del suo meccanismo di autoguarigione, stimolando un sistema innato di elaborazione delle informazioni nel suo cervello. Infatti, sembra avere un effetto diretto sulla modalità di funzionamento del cervello.

COSA ACCADE NEL NOSTRO CERVELLO

Per guarire, la nostra mente mette in campo le proprie risorse. Allo stesso modo in cui siamo dotati di un sistema immunitario che provvede a guarire le ferite fisiche, vi è anche un naturale e saggio sistema di riparazione delle ferite dell’anima. Attraverso la terapia E.M.D.R. eventi di vita traumatici non vengono cancellati, ma rielaborati in modo adattivo, permettendoci di sviluppare nuove risorse che ci serviranno ad affrontare nuove situazioni. La persona, attraverso la terapia, rafforza gli aspetti della sua autostima, è maggiormente centrata sul presente e sul senso del sé, ha più fiducia nelle sue capacità e nel suo valore come persona.

Il modello E.M.D.R. riconosce la componente fisiologica delle difficoltà emotive ed affronta direttamente queste sensazioni fisiche, insieme alle convinzioni negative, agli stati emotivi e ad altri sintomi disturbanti. Pertanto, viene considerato come un metodo terapeutico a base fisiologica che aiuta le persone a sentire il ricordo di esperienze traumatiche in modo nuovo e meno disturbante.

Ciò che è successo non lo possiamo cambiare, ma il ricordo può essere trasformato liberando risorse preziose per la guarigione ed il benessere dell’individuo e della comunità.